
La mia pratica considera il corpo nella sua globalità, dalla punta dei piedi alla punta delle dita, dal bacino alla testa. Attraverso esercizi ispirati allo stretching e al lavoro alla sbarra, esploro la relazione tra forza muscolare, consapevolezza corporea, equilibrio e disequilibrio.
Tutti i movimenti hanno origine nella zona del diaframma e dello sterno, come in un centro dal quale emergono forza, controllo e intenzione. Rafforzare e allungare costituiscono i fondamenti della mia tecnica. Essi permettono di esplorare i limiti e l’ampiezza di ogni movimento, aprendo al tempo stesso il corpo a nuove possibilità fisiche ed espressive.
Al centro della mia ricerca vi è un’evoluzione che libera il danzatore dalla necessità di tendere verso l’immateriale. Mi interessa, al contrario, la realtà fisica del corpo: il suo peso, il suo volume, la sua relazione con la gravità e con lo spazio. I piedi si radicano nel suolo e lo sforzo diventa una componente essenziale della danza.
Quando il corpo ha pienamente sperimentato la propria materialità, può emergere un’altra dimensione: quella in cui l’armonia si rivela attraverso il movimento.
Il mio linguaggio coreografico si basa sui principi spaziali e sul vocabolario della danza classica, attraverso posizioni quali écarté, effacé e croisé, che arricchisco con ulteriori riferimenti spaziali. Il loro incontro dà vita a un’architettura complessa e in continua evoluzione, nella quale il corpo dialoga con lo spazio.
Credo nella capacità di ogni danzatore di sviluppare un’energia propria - un impulso creativo che dà origine al movimento e ne traccia la traiettoria nello spazio. Questa energia non viene imposta: si scopre, si sviluppa e si trasforma attraverso la singolarità fisica di ciascuno.
La mia ricerca sul corpo libero e sulle possibilità del movimento è al centro del mio percorso come danzatore e coreografo. Essa continua a evolversi e a trasformarsi attraverso le esperienze, gli incontri e la pratica. Da questa ricerca è nato un approccio fondato sul rigore, sulla tecnica e sull’espressione, con l’obiettivo di rendere il danzatore pienamente attivo e autonomo.
Cerco così di formare danzatori capaci non solo di eseguire il movimento, ma anche di abitarlo, trasformarlo e conferirgli una presenza personale. Corpi al tempo stesso radicati e aperti, precisi e istintivi, capaci di accogliere nuove proposte, metterle in discussione e farle proprie.